lunedì 10 ottobre 2016

Orient Express (???)

Da quando ho iniziato l'università viaggio in treno molto spesso: abitando a Venezia e facendo avanti e indietro tra Toscana e Veneto oramai sono diventata un' esperta di Frecce Rosse, Argento, treni Italo e regionali "veloci" (aggettivo che spesso non si addice ad un qualsiasi treno di Trenitalia).
Ho spesso documentato sui social network i ritardi di ore, i treni cancellati o bloccati  nel bel mezzo della campagna toscana senza giustificazione ma con un cordiale "ci scusiamo per il disagio" e non pensavo che il mio amore sconfinato per starmene seduta a guardare fuori dal finestrino del mio vagone con la colonna sonora perfetta dentro la playlist del mio cellulare mi avrebbe mai portato a fare 20 interminabili ore di viaggio su un treno cinese.
Ebbene sì, uno dei mezzi prediletti per viaggiare all'interno dell'immenso continente giallo è il treno e non sono poche le persone che hanno viaggiato sulle rotaie durante la settimana di festa per celebrare l'anniversario della nascita della Repubblica Popolare cinese. Mentre i voli arrivano a prezzi assurdi i viaggi in treno hanno una tariffa costante: puoi anche scegliere di partire da un giorno ad un altro senza alcuna sorpresa sul prezzo del biglietto, ma augurandoti di non viaggiare in piedi per molte ore.
La scorsa settimana ho organizzato un viaggio last minute verso Xi'An e Pechino ed il modo più economico per questo spostamento improvvisato è stato il treno, mezzo assolutamente non frequentato da turisti che preferiscono la velocità e la comodità di un aereo. In un treno cinese puoi scegliere una tra tre diverse modalità di viaggio: sedili duri, cuccette dure o cuccette morbide.

Essendo una mosca bianca nella carrozza con i sedili duri direzione Xi'An mi sono giocata le scomode ore di sonno tra una foto ed un' altra con i passeggeri di mezzo treno, come se fossi Angelina Jolie che casualmente appare in un vagone di terza classe sperso non so dove nella regione del Gansu. Capisco lo stupore dei passeggeri nel vedere una ragazza dagli occhi verdi ed i capelli castano chiaro: la maggior parte di questi provenivano da zone rurali che non hanno mai conosciuto l'occidente.
 Nel vagone con i sedili duri c'è anche chi paga per farsi il viaggio in piedi e per questo si possono trovare persone che si adagiano a terra nonostante lo sporco, non che la stoffa color blu delle sedute sia il massimo del pulito, o che sperano in un minuscolo angolo dove appoggiarsi per qualche minuto per riposare le gambe stanche. C'è chi sputa a terra senza problemi, fuma sigarette tra una carrozza ed un'altra e chi mangia noodles precotti producendo ogni sorta di strano suono con la bocca e magari schizzandoti con la salsa piccante. La parte più bella del viaggio è quando il treno finalmente si svuota e ti puoi distendere non curante dei pidocchi che prenderai ma preoccupandoti solo di trovare una posizione che non ti faccia svegliare con il torcicollo. La notte di viaggio verso Xi'An ero così stanca che sono letteralmente crollata su 4 sedili avvolta nel mio giacchetto color verde bottiglia, cambiando lato ogni ora ed arrivando agli estremi del contorsionismo per trovare la giusta posizione per dormire.

Tutta un'altra storia è stato il viaggio verso Pechino: ho avuto la fortuna di viaggiare nel vagone con le cuccette dure. Mi sembrava un hotel a 5 stelle visti i miei standard precedenti, e nonostante il cinese che russava profondamente o la bambina di otto anni che si arrampicava sul mio letto a castello fissandomi con uno sguardo da bambola assassina ho adorato quel viaggio, comoda nella mia cuccetta a guardare fuori il panorama sempre annebbiato dallo smog.

I treni mi piacciono per immaginare la vita degli altri passeggeri, per nuotare all'interno dei loro occhi e riuscire a pescare in questi una buona storia da raccontare. A volte non c'è nemmeno bisogno di immaginare, ma sono gli altri a voler condividere con te la loro storia: essere occidentale è di grande aiuto, i cinesi che hai intorno spesso sono impazienti di parlare con te magari usando quelle 10 parole che conoscono in inglese o ostinandosi a parlare il cinese ad una velocità supersonica mentre te, non capendo assolutamente nulla, continui a sorridere ed annuire pure quando ti chiedono "Da dove vieni?".
Ho incontrato coppie che andavano a trovare i genitori di lei per le vacanze, famiglie molto povere che hanno passato maggior parte del viaggio in piedi con dei bambini aggrappati alle spalle vestiti di stracci, militari che riuscivano a passare un po' del loro tempo con le mogli che vedono solo una volta all'anno ma che amano così follemente da mostrare a chiunque con orgoglio le foto del matrimonio.

I treni hanno molte storie da raccontare, parlano lentamente e non sono come gli aerei:  quelli sono per chi non ha tempo e voglia di fermarsi ad ascoltare.
 

sabato 1 ottobre 2016

Comunicare

Ormai è quasi passato un mese dal mio arrivo in Cina, il tempo è volato ma allo stesso tempo ho la sensazione di trovarmi qua da un eternità. Le difficoltà sono state molte, la differenza culturale è enorme e spesso mi sono sentita investire da parole che mi suonavano aliene nonostante studiassi il cinese da due anni. Ebbene sì,  questi due anni di studio sono serviti a raggiungere una proprietà di linguaggio pari a quella di un bambino di 3 anni che impara a formulare le prime semplici frasi, anzi credo che un bambino cinese di tre anni si faccia capire molto meglio d me.
Sono state svariate le situazioni in cui mi sono sentita una completa incapace, e so che saranno ancora molte: una lingua così diversa dalla mia, così complessa  che non permette il minimo errore di pronuncia non è facile da acquisire su un libro chiusi nel proprio studio copiando mille volte il medesimo carattere.
Una lingua si impara vivendola, e vivendola si incontrano numerose difficoltà così che semplici azioni come ordinare qualcosa da mangiare alla mensa universitaria diventa un'impresa impossibile da ricorrere a fare delle foto al piatto che si vuole mangiare per non rischiare di prendere chissà quale intruglio piccante . L’università in cui mi trovo è una vera e propria torre di babele, ci sono diversi, anche se non troppi, studenti stranieri: molti hanno un' ottima padronanza del cinese e dell’inglese, altri a malapena comprendono le frasi più semplici formulate in inglese. Sento parlare molto spesso in Russo, qua c’è un grande comunità Kazaka che non capisce una parola di inglese: spesso mi sono trovata a comunicare come se fossi un mimo in papillon in un qualche vicolo di Parigi  durante una incredibile performance. Mi domando come una persona che non conosce una sola parola di inglese o di cinese riesca sopravvivere qua, per sopravvive la comunicazione raggiunge davvero livelli imbarazzanti a volte.
Ho peró anche incontrato persone che mi hanno lasciato letteralmente a bocca aperta: per cambiare la mia stanza con un'altra che non avesse un bagno che assomigliasse ad una scena di Saw l’Enigmista  mi sono ritrovata insieme alla mia coinquilina colombiana ad esser aiutata da un simpatico gruppo di Pakistani bravissimi in cinese: dopo vari interessanti passaggi inglese-cinese, cinese -inglese ed un 'ora e mezzo circa per capire quali altre camere fossero libere siamo arrivati ad ottenere una bellissima stanza doppia con un bellissimo bagno che non ha tubi sradicati dalle pareti ma solo due sopportabili perdite dal soffitto ed un water che si intasa spesso.
Non so cosa abbia spinto quel simpatico gruppo di pakistani ad aiutare due perfette estraneea comunicare con un cinese che non capisce manco "hello", ma esiste una sorta di solidarietà tra studenti stranieri, e chi conosce meglio la lingua si sente  come in dovere di aiutare.  In questo mio per ora breve soggiorno qua, io e l'altro ragazzo italiano, Niccolò e la mia compagna di stanza, Daniela ne abbiamo affrontate davvero di tutte colori e ci riteniamo fortunati di aver incontrato un ragazzo tedesco che parla il cinese meglio dei cinesi: Konstantin, che frequenta "comprensibili" lezioni della facoltà di legge di Lanzhou.
Mi sono trovata in situazioni paradossali, come vedere un tedesco che legge libri in cinese ad una velocità impressionante, e da ripetizione di lingua ad italiano, una colombiana ed un etiope in una squallida stanza di dormitorio.
Non so se arriveró mai ad avere la capacità di parlare bene quanto lui una lingua difficile come il cinese : ci vuole naturalmente tanta dedizione, impegno e (purtroppo) predisposizione. Non potete immaginare quanto sia brutto quando ti si bloccano tutte le parole in gola e produci strani suoni che più che assomigliare al cinese suonano come il lamento di un gatto in calore.
Ad ora comunque posso dire di aver raggiunto qualche buon risultato con la lingua, me la cavo nelle conversazioni più semplici e per lo più capisco quello che mi dicono e a mensa so cosa ordinare: infatti è circa un mese che mangio ogni giorno la stessa  cosa che so pronunciare davanti alla gentilissima signora che lavora dietro i fornelli della mensa, la strada è ancora lunga.

mercoledì 14 settembre 2016

A metà strada

Tra i grattacieli costellati di neon non è difficile intravedere la sagoma di qualche antico tempietto, e accanto alla BMW ferma al semaforo spesso sfreccia un risciò che non rispetta mai il codice della strada, ed uno sciame di motorini cavalcati da spavaldi senza casco con aggrappati dietro 3 passeggeri. Le città in Cina sono un simpatico compromesso tra occidente ed oriente: persone con una cultura così radicata che pretendono di nasconderla dietro qualche parvenza di modernità.
Lanzhou, come la maggior parte delle città cinesi, è una città che ha avuto un enorme crescita e sviluppo e che ancora sta crescendo: appena ti affacci alla periferia della città  i grattacieli  spuntano dal nulla come funghi, e crescono ogni giorno più alti facendo della città stessa un cantiere a cielo aperto ed in progetto c'è anche la costruzione di una rete metropolitana che sperano di completare in meno di tre anni: una crescita così veloce che credo non dia il tempo alle persone di adattarsi ai cambiamenti.
Questo (mancato) tentativo di occidentalizzazione rende la città ancor più esotica ai miei occhi: accanto a degli enormi centri commerciali pieni di luci che ostentano i nomi delle marche più famose ci sono piccole botteghe con l'insegna decadente che ti offrono in un ambiente molto casalingo degli ottimi 牛肉麵, noodles in brodo di manzo con verdure, rigorosamente serviti piccanti.
Giri l'angolo e ti imbatti nuovamente in un negozio della Nike con davanti fermo uno dei migliaia carretti che vendono frutta di ogni tipo a prezzi irrisori.
Una delle  parti più vive e vere di Lanzhou è il mercato notturno: da quando sono arrivata ci sono stata almeno 3 volte per mangiare del buon cibo di strada, non preoccupandomi naturalmente della condizione igienica in cui viene servito.
Camminando nella stretta viuzza braccata da mille bancarelle puoi assaggiare qualsiasi tipo di pietanza, dagli spiedini di carne piccante fino al naso di maiale glassato per non parlare della famosa zuppetta di latte caldo e uova: ti arrivano al naso una miriade di buoni odori e di puzze insopportabili. Caos, disordine, il fumo delle braci che annebbia il tuo procedere in quel mondo parallelo che sembra così autentico da non essere nemmeno un po' turistico. Lanzhou non è una meta turistica, tutte le guide la descrivono come una zona senza niente di particolare da visitare, per questo è una città che ancora vive chiusa dall'occidente e te unico europeo che si aggira tra mille volti dagli occhi a mandorla ti senti un po' un alieno.
Alcuni ti fissano con stupore misto a paura, non ti parlano né ti guardano negli occhi, altri invece sono esaltati nel vederti e vieni trattato come una specie in via d'estinzione: ti scattano foto di nascosto o ti chiedono molto ingenuamente di fare un selfie assieme.
Si trovano a metà strada, ancora molto legati al loro lato orientale ma protratti verso quello che la globalizzazione offre: praticano Tai Qi al mattino e poi magari a pranzo si mangiano un hamburger da Dico's, una catena fast food cinese che assomiglia molto al McDonald's,  molti bambini piccoli sono ancora vestiti con le tipiche tutine che mostrano le loro parti genitali così da poter urinare qualsiasi volta vogliono per strada mentre le loro madri sono intente a mandare messaggi ad una chat di gruppo su WeChat con un telefono ipertecnologico. Vivono una crisi di identità, oppure si stanno adagiando a questa mezza via tra due mondi così distanti?
L'altro giorno sono stata su una delle montagne che accerchiano la città dove fioriscono nel silenzio, lontani dal caos del traffico cittadino, numerosi piccoli monasteri buddisti: un anziano con un cappello di paglia guardava l'orizzonte costellato da grattacieli, da lì si sentivano a malapena i clacson impazziti della città ma si poteva sentire il cuore pulsante di un luogo che cresce giorno dopo giorno ma non va di pari passo con le persone che vi sono nate.